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18 ottobre 2013

Lo stress aumenta il rischio di aborto(Menomale:Un Angelo salvato dalle mani del diavolo)

All'incirca un terzo delle gravidanze si conclude precocemente con un aborto spontaneo, quasi sempre entro le prime 12 settimane. Cause note sono le anormalità cromosomiche legate all'età della madre, ma in molti casi non ci sono cause confermate. Lo stress psicosociale è stato spesso sotto accusa, seppure gli studi in proposito abbiano fornito risultati contrastanti. Una conferma con tanto di evidenze scientifiche giunge ora dal lavoro di un gruppo interuniveristario israeliano, pubblicato su Psychosomatic Medicine che è giunto alla conclusione che lo stress emozionale nella fase preconcezionale e gestazionale è associato un aumentato rischio di aborto spontaneo. Per comprendere la portata di questi risultati e le loro implicazioni, Dica33 ha intervistato un esperto di stress, Francesco Bottaccioli, fondatore e presidente onorario della Società italiana di psiconeuroendocrinoimmunologia (Sipnei) e docente di Psiconeuroendocrinoimmunologia in corsi e master post laurea di varie università italiane.

Professore, ci spiega come si è svolto lo studio?
I ricercatori hanno paragonato gli aborti spontanei in due gruppi di donne che hanno fatto riferimento, nel periodo 2004-2008, allo stesso ospedale, provenendo però da due aree nettamente diverse dal punto di vista dello stress. Un gruppo di donne proveniva da una cittadina a 4 km dalla striscia di Gaza, zona di guerra sottoposta a bombardamenti e allarmi continui, quindi tutte queste donne erano sottoposte al medesimo tipo ed entità di stress. L'altro gruppo di donne invece era al riparo dalla guerra. Il gruppo di donne sottoposte a stress ha manifestato un tasso di abortività spontanea del 50% in più rispetto al gruppo protetto ed è rilevante che erano donne mediamente più giovani, il che ha consentito di escludere, tra le principali cause di aborto, le anomalie cromosomiche legate all'età.

Come si può spiegare questo effetto dello stress sulla gravidanza?
Da un punto di vista fisiologico questi risultati trovano riscontro nel ruolo dell'ormone ipotalamico Crh (corticotropin releasing hormone) che governa tutta la cascata di eventi legati a un evento stressante. Sotto stress aumenta la produzione di Crh che esercita la sua azione su tutti gli assi neuroendocrini: agisce stimolando la secrezione di cortisolo dalle ghiandole surrenali, ma interferisce anche con la produzione di ormoni sessuali. Di fatto un'alterazione del delicato equilibrio gestito dal Crh si traduce nella alterazione dei meccanismi di impianto, stabilizzazione e crescita dell'ovulo fecondato.

Gli autori dello studio parlano anche di effetti preconcezionali, ci può spiegare cosa significa?
Per le stesse ragioni esposte sopra, condizioni di stress prolungato possono alterare la produzione degli ormoni sessuali, riducendo la fertilità. E ciò vale nella donna, nella quale è nota l'amenorrea da stress, ma anche nell'uomo, perché gli ormoni dello stress inibiscono la produzione di testosterone e, di conseguenza, la spermatogenesi.

L'Italia fortunatamente non è un paese in guerra, la relazione stress-tasso di abortività vale lo stesso?
Certo, l'importanza di questo studio è proprio quella di aver confermato questa relazione. Quanto allo stress dobbiamo pensare che situazioni analoghe a quelle descritte dai ricercatori si verificano quando una donna in gravidanza subisce un grave lutto familiare, oppure è sottoposta a una situazione cronica stressante in famiglia o sul lavoro. Per fare qualche esempio: una separazione coniugale, un carico psicologico legato a una situazione di lavoro conflittuale o mal retribuita, sono fattori molto stressanti.

Ora che il collegamento è noto, si può intervenire per interromperlo e prevenire l'aborto spontaneo?
È possibile imparare a gestire lo stress con opportune tecniche, che hanno anche l'innegabile vantaggio di essere prive di qualsiasi effetto collaterale. Mentre sul fronte farmacologico non ci sono opzioni praticabili perché l'equilibrio ormonale è troppo complesso e non ci sono, allo stato attuale, molecole in grado di regolarlo.





Elisabetta Lucchesini