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05 marzo 2013

L' ESISTENZIALISMO

JEAN-PAUSARTR
La tematica della libertà é il fulcro de L'essere e il nulla , che ha per sottotitolo Saggio di ontologia fenomenologica ; l'essere della coscienza, che Sartre definisce il per-sè , é caratterizzato dall'intenzionalità: la coscienza é sempre coscienza di qualcosa che non é coscienza. Il correlato é l' in-sè , cioè l'essere delle cose e dei fenomeni nel loro aspetto massiccio e opaco, alieno a ogni rapporto e caratterizzato dalla sua semplice presenza. Diversamente da quel che dicono le filosofie idealistiche, l'essere dei fenomeni é irriducibile alla coscienza, ma anche la coscienza, in quanto capacità di trascendere le cose e le situazioni, é irriducibile all' in-sè. La coscienza, quindi, non si identifica mai con l'in-sè, é esistenza, é sempre fuori di sè, azione e movimento permanentemente proteso in avanti, senza poter mai coincidere con la propria essenza. In questo senso, la coscienza é sempre incompiutezza e mancanza alla ricerca del proprio completamento: il nulla é la condizione necessaria del per-sè, che fa sempre l'esperienza del nulla in ogni atto dell'esistere e dell'agire. Ogni risposta che il soggetto fornisce alle proprie domande é anche sempre negazione. Il nulla é dunque intrinsecamente legato all'essere, pur non essendo da esso generato: é generato da quell'essere in cui si fa questione del nulla del suo essere, cioè dall'essere della coscienza, che si eterna a non essere l'in-sè, e la cui condizione indispensabile é la libertà; essere libero vuol dire decidere direttamente dei propri atti ed esserne totalmente responsabili. L'atto originario in cui la libertà si cala é la scelta . Essa non é tipica solo degli atti riflessivi, ma di tutti gli atti, dal momento che non é determinata solo dalla ragione, ma anche da pulsioni e intenzioni che esulano dalla riflessione; la ragione stessa, d'altronde, non é altro che una scelta possibile. La libertà della scelta crea però l'angoscia di fronte al possibile, che é indeterminato, dal momento che non é, cosicchè la coscienza presagisce che il non essere non é fuori, ma é propriamente in essa. L'esistente si scopre così condannato ad esistere sempre al di là della propria essenza, cioè 'condannato alla libertà' come continuo trascendimento di quel che esso di volta in volta é: ' non siamo liberi di cessare di essere liberi '. E da qui nasce la tendenza a fuggire da se stessi, evadendo dalla propria libertà e responsabilità e reificandosi, cioè riducendosi ad una cosa tra le altre: é questa la malafede , con cui si costruisce un'immagine fasulla di sè e della propria condizione, e si recita una parte. Questa parte consiste nel mentire a se stessi, ma non si tratta di una menzogna deliberata, dato che il me che viene ingannato fa parte dello stesso io che inganna: si genera così una scissione che crea infelicità. La coscienza incontra l'essere non solo nella realtà massiccia e opaca delle cose, ma anche nell' altro , nell'altra coscienza, e mediante essa le si presenta la speranza di poter evadere dal proprio stato di mancanza. Ma anche l'essenza dell'altro é negazione: esso é ' l'io che non é me ' . Anche il rapporto con l'altro é, dunque, segnato da una netta negatività. L'esperienza originaria tramite la quale si istituisce questo rapporto é data dallo sguardo , nel quale l'altro mi appare in un primo tempo come una cosa, poi come una cosa che ha rapporto con altre cose e, infine, come l'altro che mi guarda. Col suo sguardo, l'altro conosce me meglio di quanto io possa conoscere me stesso, dato che io non posso mai oggettivarmi, distanziarmi come un oggetto da me stesso. In questo modo, arrivo alla conclusione che ' io sono quel me che un altro conosce ' e mi sento trasformato in un oggetto inerme e nudo davanti all'altro. Con lo sguardo, l'altro aliena le mie possibilità, cosicchè non sono più padrone della situazione: affiorano così le emozioni del timore, del pudore, della vergogna, dell'orgoglio. I rapporti tra l'io e l'altro, cioè i rapporti tra le coscienze, sono dunque, nella loro essenza, conflittuali e Sartre può ironicamente affermare che ' l'inferno sono gli altri '. Le polarità del rapporto con l'altro assumono la forma dell' odio e dell' amore , ambedue fondati sul rapporto sessuale, che svolge una mansione fondamentale nei rapporti intersoggettivi; ma sia l'odio, come tentativo di annullare l'altro nella sua alterità, riducendolo a corpo e strumento e privandolo di ogni reciprocità, sia l'amore, come tentativo di possedere l'altro senza oggettivarlo e ridurlo a cosa o a strumento, si rivelano impossibili. Naufragati i progetti di raggiungere l'unione con l'altro, tramite il suo annullamento o la conciliazione con esso, il rapporto con l'altro può assumere le vesti della cooperazione nell'essere insieme del gruppo o della classe sociale, ma anche in questi casi l'altro rimane inafferrabile e il rapporto tra le coscienze continua a configurarsi come conflittuale. L'oggetto del desiderio dell'essere umano si ubica sempre al di là del suo essere, è un non essere, ma nel momento in cui lo desidera l'uomo lo fa essere: in questo consiste il valore , il cui senso consiste nell'essere quello in direzione di cui un essere va oltre il suo essere. I valori, dunque, non esistono oggettivamente in sè, ma nascono con l'uomo, con il per-sè, non in quanto egli li pone come qualcosa che viene ad esistere in sè, come un fatto o una cosa, ma in quanto essi si correlano alla coscienza come qualcosa che si pone sempre al di là di essa. Questo vuol dire che l'uomo è caratterizzato da una mancanza costruttiva, per la quale non raggiunge mai la piena identità con se stesso, la conciliazione del per-sè con l'in-sè, ma vive sempre nel possibile: ed é per questo che all'uomo é dato di scegliere e agire in base a valori, cercando di realizzarli nel tempo, progettandosi e trascendendo incessantemente verso un'altra situazione. La comprensione delle scelte e dei progetti che costituiscono l'essere dell'uomo é il compito di quella che Sartre definisce ' psicanalisi esistenziale ' ; Sartre é d'accordo con Freud che ogni gesto e ogni parola hanno senso se sono riferiti alla totalità dell'uomo, ma é del parere che Freud rimanga ancorato ad un'impostazione materialistica e deterministica, che imprigiona l'uomo nella sua natura e nel suo passato, privandolo della capacità di scelta. A suo parere, invece, la coscienza può elaborare ogni sorta di desideri, non determinati a priori, i quali si specificano in progetti particolari. L'insieme dei dati coi quali questi progetti si scontrano costituisce la situazione , che i progetti cercano incessantemente di trascendere, ma senza potersi mai sottrarre ad una situazione. Sotto questo profilo, la libertà umana é non essere e alienazione, che di volta in volta viene superata, ma mai definitivamente. La totalità cui l'uomo tende é la conciliazione di in-sè e per-sè: perciò ' l'uomo é l'essere che progetta di essere Dio ' , ma Dio è altro dall'uomo e pertanto risulta inattingibile. L'uomo é dunque un 'Dio mancato' e una 'passione inutile' e tutte le sue azioni e le sue scelte risultano assurde e negativamente equivalenti. In L'essere e il nulla Sartre spiega che l'esistenza umana, che ha come dimensione costitutiva la coscienza, non è un dato nè è riducibile ad un dato; essa è anzi continuo superamento e trascendimento del dato, dell'essere in-sè, in vista di fini e risultati che si collocano sempre oltre, che rinviano al non ancora esistente. In quanto tale, essa è dunque sempre annullamento di quel che soltanto è nella sua massiccia presenza: tramite essa, il nulla viene al mondo. Proprio per questo, il nulla è condizione della libertà come possibilità e scelta continua di trascendere il mondo.