Il Mio Canale

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16 dicembre 2011

Una vita di onore è piuttosto improbabile che affondi le radici in un terreno di calma.




La calma, intesa in senso di certezza, di acquisizione, di status quo, non è per l’onore, al massimo è per il quieto vivere, per l’omertà, per il chiamarsi fuori evitando di metterci in prima linea, di rischiare, di combattere per i nostri valori, per le nostre idee, per i nostri ideali.
L’esistenza di chi si accontenta, di chi preferisce la mediocrità, l’insignificanza, ha i tratti della calma, della tranquillità, della routine, dell’abitudine.
Il suo lato positivo è che non ha imprevisti, è sempre tutto sotto controllo, rassicurante nella sua eterna ripetitività.
Un mondo di certezze che eliminano le ansie dell’ignoto, del nuovo, del rischio, della sfida con se stessi, con gli altri, con il mondo per cercare di risolvere i problemi, i dubbi, le avversità.
Si tratta di un’esistenza pacata che, quando ci ha inserito nel meccanismo delle relazioni, dei rapporti, dei do ut des, non ci chiede tanti sforzi, tanto impegno o creatività per gestirla. Basta lasciarsi trasportare dall’inerzia, non è molto complicato.
L’aspetto più negativo di un simile paradiso della certezza è che il programmato, il ripetitivo, il routiniero, può annoiare, può divenire tedio o, addirittura, taedium vitae. Può stancarci ed innescare una serie di meccanismi negativi, non onorevoli, come spesso assistiamo nei giovani che, annoiati per una realtà monotona, monocorde, si danno a gesti sconsiderati verso se stessi o verso gli altri.
L’altra via è più complicata, più impegnativa, più difficile.
Ergendo a vessillo l’onore, ci mettiamo già nella condizione di dover combattere prima di tutto contro noi stessi, le nostre pigrizie, le nostre indolenze, le nostre paure, le nostre debolezze.
Perchè una vita di onore è sempre eroica. Di un eroismo non necessariamente riconosciuto dagli altri ma anche silenzioso, interiore.
Poi ci chiede di confrontarci con l’immensa folla di persone che non lo capiscono, che non l’apprezzano o, addirittura, lo disprezzano, lo sbeffeggiano.
Quante volte ci chiediamo ”ma chi ce lo fa fare di continuare ad essere onesti, probi, retti, corretti, coerenti?” quando vediamo attorno a noi tanto cinismo, opportunismo, falsità, inganni…
La risposta che io mi do è semplice, anzi banale, ma molto vera: “Preferisco essere irreprensibile prima ancora che per gli altri, perché alla sera, quando vado a letto, voglio essere in pace con la mia coscienza.” 
Per vivere con onore, non abbiamo bisogno di millantatori che tessono le nostre lodi, abbiamo bisogno di capire quale è la nostra strada, di definire quali sono i  nostri valori e di crederci fino in fondo.
La calma è la vigliaccheria dell’anima se è una scelta di non metterci in gioco.
Vivere con onore implica una profonda autoriflessione, autocoscienza.
Un processo di maturazione, di emancipazione dalle logiche correnti, dai valori stereotipati, dai pre-giudizi, dai pre-concetti.
Ci chiede lo sforzo di guardare a noi in modo riflessivo, critico, maturo.
Implica che ci conosciamo, che ci apprezziamo, che ci rispettiamo ma anche che ci struggiamo, che ci turbiamo, che ci impegniamo in modo attivo per affermare i nostri principi.
Che impariamo a valutarli, a dubitarne, a capire se e quanto siano importanti o ne valga la pena di sacrificarci per realizzarli.
Spetta a noi decidere se preferiamo una vita che sia degna di essere tale, o se accontentarci di un’esistenza grigia, all’ombra dei compromessi, del determinismo, della mediocrità. 
(Questo post è stato pubblicato il 17 luglio 2010 alle 6:20 PM ed è archiviato in Pensieri sul Benessere)